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Cicloni
In
Polinesia Francese la stagione detta "ciclonica" va da Gennaio ad Aprile.
Tuttavia qui, al contrario dei caraibi, i cicloni non sono sistematici ci
sono piuttosto degli "anni da ciclone" spesso spaziati da
diversi "anni senza
cicloni".
Gli
ultimi cicloni nella nostra latitudine rimontano al fenomeno El Nino in Aprile
1998, quando
una tempesta di un'enorme violenza ha devastato l'isola di Huahine e toccato Tahaa
e Raiatea. Sei
mesi prima, anche l'isola di Maupiti (in dicembre 1997) era stata totalmente devastata. Queste
tempeste disastrose e a volte mortali sono ancora presenti nella memoria
degli abitanti. Nel 1982-83 una serie di tempeste devastatrici si è abbattuta
sulla Polinesia Francese a più riprese.
Per
cercare di prevedere gli "anni da ciclone", consultate il Niwa in Nuova
Zelanda (NIWA National Institute of Water and Atmospheric research) www.niwa.co.nz inserite
"tahiti" nel loro motore di ricerca
Se
siete appassionati di cicloni tropicali nel pacifico, visitate il Central Pacific
Hurricane Center a Hawaii www.prh.noaa.gov
I
cicloni si formano generalmente alla fine dell'estate tropicale umida, quando il
riscaldamento dei mari è al suo estremo. La
temperatura del mare supera i 26,5°C su uno spessore di almeno 50 metri. L'aria
calda si alza dal mare, si condensa in nuvole e libera importanti quantità
di calore. Nel cuore della tempesta si situa una zona calma chiamata "occhio"
dove non piove e non c'è vento. I venti intorno all'occhio possono arrivare
fino ad una velocità di 300km all'ora. Un ciclone aspira circa 2 milioni di
tonnellate d'aria al secondo. In un solo giorno può cadere più pioggia
di quanta ne cada in un anno in una città considerata piovosa come Londra.
Il ciclone si sposta ad una velocità tra i 15 e i 50 km all'ora. Quando raggiunge
una zona più fredda l'occhio sparisce rapidamente e la tempesta si attenua.
La
compagna mortale del ciclone è in realtà l'onda (marosi), cioè
i grandi fiotti d'acqua di mare sollevati dal forte vento. Il segno precursore di
un'onda burrascosa può apparire una settimana prima del ciclone propriamente
detto. I venti esteriori si spostano più rapidamente della tempesta e provocano
onde fino a 4m di altezza in riva al mare. Quando il ciclone si avvicina alle terre,
delle onde enormi, spinte dal vento, si rompono sulla riva. Gli effetti di queste
onde sono considerevoli. Le zone costiere basse (atolli...) possono essere distrutte
da potenti maremoti. Molte abitazioni possono così venire distrutte in qualche
minuto, senza contare il pericolo estremo per la popolazione. Nelle isole della Polinesia
gli abitanti hanno una specie di sesto senso per l'arrivo di un ciclone. Ognuno sa
prendere le sue responsabilità, aiuta il suo vicino e, aldilà degli
impressionanti danni materiali, si contano pochissime vittime durante il passaggio
di un ciclone in Polinesia.
La
minaccia che costituisce ogni ciclone è permanente in Polinesia nei mesi a
rischio. Dai cicloni del 1983, che hanno devastato gran parte delle nostre isole,
delle norme di costruzione sono state imposte. Il governo fornisce, soprattutto nelle
isole, delle piante precise e dei materiali per costruire delle abitazioni che possano
resistere a venti superiori ai 200km all'ora.
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